Il Giappone pesca le balene? L’Australia lo denuncia

Si abbattono nuove polemiche sul Giappone. Come se non bastassero le recenti dimissioni del primo ministro, ora si sta sfiorando un incidente diplomatico tra il paese del sol levante e l’Australia: il motivo è sempre il solito, cioè la caccia per fini scientifici delle balene.

Come noto il Giappone è uno dei pochi paesi che pratica questo tipo di ricerca scientifica, ed è un dato di fatto che in alcuni ristoranti del paese si serva illegalemente (almeno sulla carta) carne di balena, e, dal momento che la caccia per fini alimentari è vietata ormai dal lontano 1986, i cetacei tanto amati dai palati fini nipponici non possono che venire da pesca “scientifica”.

I profughi del clima hanno superato quelli delle guerre secondo Legambiente

I cambiamenti cimatici iniziano anche ad avere effetti sulla vita di intere popolazioni. Secondo il dossier ”Profughi ambientali” di Legambiente sono oggi 50 milioni (e si calcola saranno il quadruplo tra quarant’anni) le persone costrette a lasciare la casa natale per fenomeni quali lo scioglimento dei ghiacci, la siccità, gli eventi climatici estremi quali alluvioni e uragani e l’innalzamento del livello del mare.

Secondo gli studi dell’associazione ambientalista presentati recentemente a Firenze nel corso della manifestazione ”Terra futura 2010” le tipologie di cause più frequenti che spingono gli uomini a lasciare, sia temporaneamente che definitivamente, le loro abitazioni sono legate a eventi meteo estremi: fino qualche anno addietro era invece la guerra a causare la maggioranza delle ”migrazioni”. Nel 2008 infatti a fronte di 4,6 milioni di persone costrette a spostarsi a causa dei conflitti in corso, ben 20 milioni lo hanno fatto per fenomeni ambientali.

La ripopolazione del rinoceronte nero

Durante la seconda metà del secolo scorso, soprattutto gli ultimi decenni, il rinoceronte nero del Serengeti (in Africa Orientale) sembrava ormai destinato inequivocabilmente all’estinzione, a causa di un diffuso, incessante e sconfinato fenomeno di bracconaggio. Basti pensare, addirittura, che fino all’ultimo decennio del secolo scorso – a causa della sistematica eliminazione di esemplari nella quasi totalità della regione – allo stato brado permanevano soltanto due femmine. La motivazione di questa incredibile opera di bracconaggio è da ricercare nelle pregiate corna, assai ambite: prevedendo questo fenomeno, nel lontano 1964, un gruppo di ambientalisti tentò di impedire che si compisse l’estinzione, trasferendo sette rinoceronti neri in Sud Africa, in una riserva naturale. Dopo ben quarantasei anni, oggi, è in corso un’operazione di delocalizzazione assai delicata: i discendenti di quei sette rinoceronti, difatti, dovrebbero ritornare nel Serengeti, il loro luogo d’origine. Il Telegraph, in un suo reportage attuale, ha ricostruito la sorte di cinque rinoceronti: questi ultimi, che fino ad ora si trovavano in una riserva protetta, sono stati trasportati su aeromobili nel Serengeti National Reserve in Tanzania. Il percorso di reintegrazione nella loro terra d’origine, secondo quanto previsto, inizierà con un monitoraggio stretto – per la durata di un anno – degli esemplari: questi ultimi, verranno insediati in una parte speciale della riserva. Nel Serengeti, ad oggi, sono presenti soltanto trentatré rinoceronti neri: tra due anni, secondo i piani, la delocalizzazione sarà completata e, di conseguenza, la popolazione raddoppierà. Ciò, comunque, non è garanzia di sopravvivenza certa per questa specie: l’anno passato, infatti, in Kenya sono stati abbattuti ben sei esemplari di rinoceronte nero. Per lottare contro questa piaga del bracconaggio, venti ranger hanno il compito di controllare il territorio della riserva.

Francia, continua la sperimentazione di viti OGM

La Francia continuerà la sperimentazione di viti OGM nella regione dell’Alsazia. La decisione è stata annunciata via radio dal ministro dell’agricoltura Bruno La Maire e pianificata in accordo con il ministro dell’ecologia Jean-Louis Boroloo perché avvenga in condizioni di assoluta sicurezza.

In realtà non si tratta di un nuovo progetto, ma piuttosto del prolungamento degli esperimenti già condotti dal 2005 al 2009 nella stessa area dall’istituto nazionale di ricerca agronomica su 70 viti modificate per resistere a un virus, il ”court-noue”, che affligge circa un terzo delle vigne transalpine. I risultati della ricerca si avranno nell’arco di quattro-cinque anni e il governo francese è deciso a puntare molto sulla tecnologia in ambito agricolo perché <<Il futuro dell’agricoltura si basa anche sulla sua capacità di innovazione e di ricerca [...] Non occorre avere una visione conservatrice dell’agricoltura>>, come ha affermato La Marie.
L’opinione pubblica francese è molto sensibile al tema degli organismi geneticamente modificati ed è forte l’opposizione non solo degli agricoltori della zona, ma anche di buona parte della società civile e del mondo economico che ruota intorno all’export del vino, un fiore all’occhiello del paese.