Allarme cementificazione per le coste della Spagna

Le coste dei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo sono tra le più belle del mondo, ma sono sempre minacciate da una miriade di nemici, dagli incendi che ogni anno distruggono ettari e ettari di flora e rovinano gli ecosistemi, dall’erosione, che porta all’avanzata del mare, oltre che ovviamente da qualcosa per cui l’unico responsabile non può che essere l’uomo: la cementificazione.

La costruzione selvaggia in riva al mare di abitazioni, centri commerciali, strade, porti e quant’altro è un male per le coste, in quanto vengono alterati gli equilibri, molto fragili, tra terra e mare, vengono rovinati paesaggi stupendi e soprattutto si mette a rischio la vita di coloro che useranno tali costruzioni, dal momento che spesso sono abusive, dunque costruite senza alcun controllo e usando materiali scadenti.

Conto energia: come richiedere i finanziamenti

Continuiamo ora con la trattazione della seconda parte degli interventi volti alla realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto della nostra casa per aderire al progetto ”conto energia” e iniziare a risparmiare se non guadagnare producendo elettricità.

Dopo aver ultimato la realizzazione dell’impianto, seguendo tutti i passaggi burocratici che abbiamo spiegato la scorsa settimana, vediamo oggi come accedere ai finanziamenti.

La prima parte della procedura è a carico del proprietario dell’impianto, che deve registrarsi sul sito https://applicazioni.gse.it dove vi verranno forniti username e password. Bisogna quindi accedere all’area dedicata al fotovoltaico del sito, da dove saranno scaricabili i moduli in cui saranno da indicare le caratteristiche dell’impianto e altre informazioni di carattere tecnico: il tutto deve essere stampato, compilato e inviato al Gestore dei Servizi Elettrici entro e non oltre 60 giorni dall’entrata in esercizio dell’impianto.

Uccelli colpiti dal petrolio: qualcuno propone l’eutanasia

Ogni disastro petrolifero lascia dietro di sé conseguenze immani dal punto di vista ecologico e degli ecostemi e i simboli di queste sciagure sono spesso le immagini di poveri e innocenti animali, coperti di petrolio e destinati a una morte lenta e atroce se non salvati dalle mani delle migliaia di volontari che cercano ogni volta di salvare loro la vita.

Una biologa tedesca si è però schierata contro questi tentativi di salvataggio, dichiarando, dati alla mano, che non procurano altro che inutili sofferenze agli animali, per cui al contrario sarebbe più dignitosa una sorta di eutanasia. I dati portati dalla studiosa a supporto della sua tesi, ricavati da studi compiuti in seguito ai più grandi disastri petroliferi degli ultimi 40 anni, non sembrano lasciare spazio a dubbi: <<Secondo studi attendibili, gli uccelli ripuliti finiscono col soffrire più a lungo e fanno una morte molto dolorosa. Solo l’uno per cento è ancora vivo a un anno dal salvataggio e tra questi ben pochi riescono riprodursi>> ha spiegato la donna, che poi ha aggiunto come la vita media degli uccelli salvati dopo il rilascio non superi i sei giorni.

L’india punta sull’idroelettrico

L’India è un paese assetato di energia e questo lo si sapeva, ma mentre il resto del mondo cerca di ovviare alla crisi energetica con il solare o l’eolico, gli indiani stanno scegliendo la loro via, che potrebbe portare a importanti investimenti nel campo delle centrali idroelettriche.

L’India infatti è una delle grandi economie in crescita del nostro pianeta, sono presenti aree sottosviluppate e la crescita in termini percentuali è inferiore a quella del gigante cinese, ma anche sulle rive del Gange ci sono uomini che chiedono energia per migliorare lo sviluppo del proprio paese. Gli imprenditori infatti si lamentano della rete rete elettrica, molto cara e poco efficiente, con frequenti interruzioni che interrompono il lavoro, mentre un a larga fetta della popolazione non può nemmeno contare sull’elettricità perchè i villaggi non sono raggiunti dalle linee.