Marea nera: gli ambientalisti accusano la BP di non mantenere le promesse

Ancora polemiche per la British Petroleum, la società responsabile della piattaforma esplosa nel Golfo del Messico che ha dato origine a uno dei più grandi disastri ecologici non solo della storia americana, ma di quella mondiale. La buona notizia èche l’ultimo ”tappo” immerso nel mare da parte della BP sembra reggere ormai da circa una settimana, ma non si placano le critiche all’azienda inglese e tutti coloro che hanno presto parte all’operazione.

Gli ambientalisti di alcune associazioni Usa denunciano che per far fronte all’emergenza le migliaia di navi impegnate nella pulizia del mare, nel salvataggio degli animali e quant’altro (stiamo parlando della più grande flotta messa in mare dagli Usa dallo sbarco in Normandia nel cuore della seconda guerra mondiale) avrebbero causato a loro volta danni ecologici.

Sarebbero infatti state messe in atto tecniche di pulizia del mare non testate, che dunque potrebbero aver causato danni in mare aperto, anche se la pulizia dell’acqua era una priorità assoluta e quindi qualche rischio era inevitabile correrlo.

La BP è sotto il tiro degli ambientalisti perchè ha anche richiamato un quarto della flotta che aveva messo a disposizione per le operazioni post-disastro, probabilmente in seguito alla riuscita dell’ultimo dei tanti, anzi, tantissimi tentativi di tappare la falla che permetteva la fuoriuscita di petrolio ormai da molte settimane, azione che ha fatto pensare agli ambientalisti (e non solo) che la British Petroleum stesse scappando dal Golfo per non mantenere la promessa di aiutare chi è stato danneggiato dalla marea nera e di ripulire l’acqua nel più breve tempo possibile.