Eolico: ecco come risolvere il problema dell’impatto sul paesaggio

Nonostante la crisi economica gli stati (esteri) continuano ad investire nelle energie rinnovabili, con un nuovo cavallo di battagli: l’eolico offshore, cioè al largo. In questo modo gli impianti, anche se ovviamente sono più costosi, permettono un rendimento maggiore grazie ai venti marittimi più costanti e non ”inquinano” i paesaggi, uno degli svantaggi maggiori di questo tipo di tecnologia.

Sono stati infatti recentemente resi noti i dati per quanto riguarda il comparto provenienti dalle ricerche statistiche dell’EWEA (European Wind Energy Association), che hanno indagato lo stato dell’eolico offshore nei mari europei nel primo semestre dell’anno in corso.

Quanto emerge è sorprendente, almeno per noi italiani, che non sentiamo quasi mai parlare di questi progetti, la cui realizzazione è spesso messa in secondo piano: la capacità installata da gennaio a giugno è stata di 330 MW, e per la fine dell’anno si pensa che il limite di quasi 580 Mw installati nell’intero 2009 sarà ampiamente superato, anche grazie al gran numero di turbine già fisicamente realizzate per cui però a giugno mancava ancora la connessione alla rete elettrica dell’Unione Europea, che a loro volta avrebbero, una volta ultimate, una potenza di 440 MW da sommare ai dati precedenti.


Barack Obama continua sulla strada della politica verde

Ancora una volta l’ambiente, la sua salvaguardia e l’ecologia hanno permesso di far parlare due vecchi nemici. I rapporti diplomatici tra Usa e Russia non sono più tesi come in passato, ma quando le due superpotenze che hanno retto il mondo sul finire del secolo scorso trovano un accordo è sempre un fatto positivo che merita di essere sottolineato.

Nel corso degli incontri bilaterali di Washington tra le due commissioni presidenziali è stato prodotto un documento che certifica il desiderio dei due stati di collaborare nel nome della salvaguardia del pianeta, con particolare attenzione agli aspetti dello sviluppo delle tecnologie tuttora esistenti, ma che potrebbero essere rese più efficienti o essere adottate su larga scala, come per esempio l’idrogeno come fonte di energia e l’uso delle celle a combustibile per uso stazionario (che permettono di trasformare in modo diretto l’energia chimica del combustibile in elettrica).


Conto energia: posso cumulare diversi incentivi?

Abbiamo visto come usufruire degli incentivi previsti dal programma ”Conto energia”, che ci permette di vendere a tariffe vantaggiose l’elettricità prodotta dai nostri pannelli alla rete, abbiamo visto come sia possibile godere di finanziamenti specifici da parte delle banche per iniziare il progetto, ma non abbiamo ancora parlato di cumulo degli incentivi.

Ovviamente nulla impedisce a chi installa i pannelli sul proprio tetto di accendere un finanziamento  con una banca, ma bisogna fare molta attenzione se si intende unire, per esempio, incentivi statali e locale, perchè il rischio è di perderne uno se non entrambi, quindi è opportuno informarsi a fondo delle condizioni che si andranno a sottoscrivere.


Marea nera: gli ambientalisti accusano la BP di non mantenere le promesse

Ancora polemiche per la British Petroleum, la società responsabile della piattaforma esplosa nel Golfo del Messico che ha dato origine a uno dei più grandi disastri ecologici non solo della storia americana, ma di quella mondiale. La buona notizia èche l’ultimo ”tappo” immerso nel mare da parte della BP sembra reggere ormai da circa una settimana, ma non si placano le critiche all’azienda inglese e tutti coloro che hanno presto parte all’operazione.

Gli ambientalisti di alcune associazioni Usa denunciano che per far fronte all’emergenza le migliaia di navi impegnate nella pulizia del mare, nel salvataggio degli animali e quant’altro (stiamo parlando della più grande flotta messa in mare dagli Usa dallo sbarco in Normandia nel cuore della seconda guerra mondiale) avrebbero causato a loro volta danni ecologici.

Sarebbero infatti state messe in atto tecniche di pulizia del mare non testate, che dunque potrebbero aver causato danni in mare aperto, anche se la pulizia dell’acqua era una priorità assoluta e quindi qualche rischio era inevitabile correrlo.


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